08 mag

Fondi pensione aperti, sono un buon investimento?

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Un fondo pensione aperto è un fondo pensione il cui accesso non è vincolato ad un contratto di lavoro. Chiunque può aderire semplicemente iscrivendosi e versando delle quote. Ci sono naturalmente svariati prodotti sul mercato e valutare quale sia il migliore per le nostre esigenze e in che modo aderire al solito non è semplice. Ad un fondo pensione aperto possono partecipare lavoratori dipendenti, autonomi e non. Non ci sono vincoli legati al tipo di contratto e al settore come nei fondi chiusi.

A parte questo, il loro comportamento è simile. Sono una forma di investimento a lungo termine che consiste in versamenti costanti nel tempo fino alla data di pensionamento e ad una rendita dipendente dal capitale versato a partire dal giorno della pensione in avanti.

Il lavoratore può decidere di versare il proprio TFR al fondo aperto così come può decidere di aggiungere un ulteriore contributo volontario che sarà dedotto dalle imposte fino ad un ammontare definito. Il non lavoratore o il lavoratore saltuario potrà comunque versare un contributo preso dal proprio capitale in maniera da garantirsi una rendita ulteriore alla propria pensione.

Esistono dei vincoli per la partecipazione cui devono attenersi i sottoscrittori tipo: i dipendenti pubblici non possono versare il proprio TFR, ma fare solo versamenti volontari; l’azienda non è tenuta a versare un contributo a meno che non sia previsto da un contratto collettivo e in ogni caso viene fatto in maniera volontaria; il periodo minimo per poter disporre di una rendita è di alcuni anni; prima di un numero definito di anni non si può ritirare il proprio capitale nemmeno in minima parte e cose simili che è bene verificare per ciascun singolo fondo.

I vantaggi sono comunque tanti e ne vediamo alcuni in breve

  1. Il primo vantaggio è quello di avere un investimento con un versamento costante, il che ci permette di fare qualcosa di buono anche in mancanza di competenze, tempo o volontà
  2. La parte volontaria dei versamenti può essere dedotta dall’IRPEF fino ad un tetto massimo comunque molto alto, il che può essere visto come un regalo da parte dello Stato ai lavoratori
  3. Un fondo nel lungo periodo solitamente cresce di più di quanto possa crescere il TFR lasciato in azienda o un capitale tenuto in banca
  4. Una volta raggiunta l’età pensionabile si potrà usufruire di una rendita che è molto più semplice da gestire rispetto a un capitale
  5. L’investimento in alcuni casi può essere reversibile il che significa che, a fronte di una rendita un po’ inferiore, il coniuge potrà usufruire dei benefici previsti per l’intestatario se questo dovesse venire a mancare

Sì, ma esistono svariati fondi e di tante tipologie, quindi quale si deve scegliere?

Io quando non so come muovermi inizio a farmi alcune domande per potermi inquadrare in un profilo definito e poi mi muovo al suo interno. Vediamone alcune: qual è la mia conoscenza del settore? Sono capace e ho voglia di investire i miei soldi per ottenere un rendimento? Ho un lavoro stabile che mi permetterà versamenti costanti? Ho una famiglia per cui mi interessa la reversibilità? Fra quanto andrò in pensione e al termine della mia vita lavorativa voglio disporre di una rendita o di un capitale? Sono cosciente che i soldi investiti non li rivedrò prima di molti anni?

Se il mio profilo fosse quello di uno che ha poche competenze, poco tempo da dedicare agli investimenti e delle entrate costanti, credo che l’investimento in un fondo pensione sia con il TFR che con un versamento volontario adeguato potrebbe essere una buona opportunità. Per un lavoratore dipendente tendenzialmente sarà più conveniente aderire ad un fondo chiuso, mentre per un lavoratore autonomo, libero professionista, o saltuario, un fondo pensione aperto è una buona alternativa di investimento.

Se il mio profilo fosse quello di uno che ha sufficienti competenze, propensione al rischio e tempo da dedicare per investire, parteciperei comunque al fondo pensione, magari con il solo TFR e terrei il resto per investimenti su altri strumenti più remunerativi utili ad incrementare il capitale e a soddisfare la mia voglia di investire. Questo perché se per un malaugurato caso gli investimenti personali non dovessero portare ad un buon risultato, avrei comunque una rendita integrativa rispetto alla pensione che sarebbe un toccasana.

Se il mio profilo è quello di un investitore esperto, non leggerei questo articolo perché troppo generico e probabilmente avrei già impostato il mio piano pensionistico complementare da tempo.

Oltre a definire la volontà a partecipare si dovrà definire il comparto cui aderire, ovvero il tipo di investimenti che sottostanno al fondo scelto e questi dipendono dall’orizzonte temporale che ho di fronte prima della pensione. Solitamente si consiglia un comparto prevalentemente azionario se mancano più di venti anni di lavoro prima della pensione, andando a diminuire il rischio spostandosi verso un obbligazionario o un monetario via via che ci si avvicina alla data di ritiro dal lavoro o del raggiungimento dell’età pensionabile.

Un fondo pensione può essere aperto anche per i famigliari a carico e anche in questo caso c’è una quota deducibile.

Nel scegliere il fondo conviene fare affidamento a fonti specializzate e di fiducia che possano valutare oltre alla rendita finanziaria vera e propria del fondo, anche la stabilità dell’istituto che lo detiene e la qualità della politica di investimento. A poco servirebbe essere lungimiranti e investire in un fondo che poi si dovesse rivelare poco performante.

Personalmente ritengo che un fondo pensione aperto sia una buona opportunità di investimento se non c’è possibilità di aderire ad un fondo chiuso, se non altro per la tipologia di versamento costante che minimizza il rischio nel tempo e per la deducibilità dei versamenti che alla fine dei conti si può tradurre in una guadagno istantaneo.

 

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